Uso [ed abuso] del comando ‘alias’
Nel mondo unix la shell è uno strumento estremamente duttile e mette a disposizione ottimi strumenti per personalizzare il proprio sistema. Prendo spunto da un utile post di Faster per presentare uno degli strumenti che possono agevolare il lavoro degli amministratori di sistemi: il comando alias.
Come è facile intuire il comando serve a creare degli alias di altri comandi spesso più complessi o con parametri particolari. Ad esempio se volessimo un alias per il comando list tale da permetterci di visualizzare sempre i file nascosti nella directory potremmo creare un alias del comando con i flag di interesse:
# alias ls="ls -la"
In questo modo ogni volta che digiteremo il comando ls l’output sarà quello del comando ls -la.
L’esempio è semplice e rende l’idea delle potenzialità, ma non fermiamoci qui. Spesso gli amministratori si servono di piccoli script per automatizzare alcune procedure, tramite il comando alias è possibile abbandonare l’utilizzo degli script in virtù di semplici alias. L’esempio che di seguito riporto è l’alias di un comando che avvia un ciclo while atto a visualizzare spazio e contenuto della directory in cui viene lanciato:
# alias space="while true; do du -a ./; sleep 2; done"
Lo strumento c’è, ora tocca alla vostra fantasia ;-)









Molto utile! Complimenti per il post! :)
Grazie ;-)
Se ti interessa l’equivalente del tuo scritpt lo puoi fare con il comando WATCH, esso a intervalli di tempo regolari e regolabili riesegue il comando.
S.
C’è anche un altro problema degli alias… Spesso creano abitudini potenzialmente pericolose, dando per scontato che l’alias esista su tutte le distro.
Ad esempio, provate un rm nome_file da una CentOS e da una Debian… i risultati sono (con installazione di default) diversi dal punto di vista dell’interazione utente.
Assolutamente d’accordo! Gli alias devono essere una comodità per la gestione dei propri sistemi laddove esistono situazioni di reiterazione dei comandi davvero elevata.